La Bce lascia i tassi fermi, ma Lagarde avverte: “Il Medio Oriente pesa su inflazione e crescita”

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L’Eurotower conferma il costo del denaro e segnala i rischi legati all’energia. A Bruxelles confronto tra Giorgia Meloni, Friedrich Merz e Bart De Wever su competitività e prezzi, mentre cresce l’allarme sui flussi migratori

La Banca centrale europea conferma i tassi di interesse, ma allo stesso tempo richiama i rischi legati al conflitto in Medio Oriente. Entrando nel dettaglio dei numeri, il Consiglio diretto mantiene invariati i tre tassi di riferimento: depositi al 2,00%, rifinanziamento principale al 2,15% e rifinanziamento marginale al 2,40%. La decisione si inserisce in un quadro che, secondo l’istituto, consente di affrontare una fase di incertezza. L’inflazione si colloca intorno all’obiettivo del 2% e le aspettative a più lungo termine restano ancorate. L’economia mostra una capacità di tenuta negli ultimi trimestri, anche se emergono segnali di rallentamento.

Il Consiglio direttivo ribadisce inoltre l’impegno a riportare l’inflazione al target nel medio termine. La politica monetaria continuerà a seguire un approccio basato sui dati, senza indicare un percorso prestabilito dei tassi. Le decisioni verranno adottate di volta in volta, in base all’evoluzione del quadro economico e finanziario.

Medio Oriente

La guerra in Medio Oriente introduce però nuovi fattori di rischio. Il Consiglio segnala pressioni al rialzo sull’inflazione e al ribasso sulla crescita. Il conflitto incide nel breve periodo attraverso l’aumento dei prezzi dell’energia. Le implicazioni nel medio termine dipendono dalla durata della crisi e dall’impatto delle quotazioni energetiche sui prezzi al consumo. La Presidente Christine Lagarde sottolinea la portata dell’incertezza: “I rischi per le prospettive di inflazione sono orientati al rialzo, soprattutto nel breve termine”, le sue parole. Una guerra prolungata insomma può determinare un aumento dei prezzi dell’energia più ampio e persistente rispetto alle attese, con effetti diretti sull’inflazione nell’area euro.

Lagarde richiama anche le tensioni commerciali, che possono incidere sulle catene di approvvigionamento globali, ridurre la disponibilità di materie prime e irrigidire i vincoli di capacità produttiva. Allo stesso tempo, segnala che un impatto più contenuto del conflitto o effetti indiretti meno intensi potrebbero determinare un’inflazione più bassa rispetto alle attese. Anche una riduzione della domanda di esportazioni o un aumento delle vendite verso l’area euro da parte di Paesi con eccesso di capacità potrebbero incidere al ribasso sui prezzi.

Nuove proiezioni

Le nuove proiezioni degli esperti della Bce, aggiornate con dati disponibili fino all’11 marzo, indicano un’inflazione al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. I valori risultano più elevati rispetto alle stime precedenti, soprattutto per l’effetto dei rincari energetici legati alla crisi. L’inflazione di fondo, al netto di energia e alimentari, si colloca al 2,3% nel 2026, al 2,2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, anch’essa rivista al rialzo. Sul fronte della crescita le stime indicano un aumento dello 0,9% nel 2026, dell’1,3% nel 2027 e dell’1,4% nel 2028. La revisione per il 2026 risulta al ribasso. Pesano i riflessi del conflitto sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia. Ma il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato e la spesa pubblica per difesa e infrastrutture contribuiscono a sostenere l’attività economica.

Il Consiglio direttivo valuta anche scenari alternativi. Un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas comporterebbe un’inflazione più alta e una crescita più debole rispetto allo scenario di base. Le conseguenze dipendono dall’entità degli effetti indiretti e di secondo impatto di uno shock energetico persistente.

Il Consiglio europeo

La giornata di ieri si è sviluppata anche sul piano politico con il Consiglio europeo a Bruxelles. A margine dei lavori, Giorgia Meloni ha incontrato il Cancelliere tedesco Friedrich Merz e il Primo Ministro belga Bart De Wever per un confronto sulla competitività europea. Secondo quanto riferito da Palazzo Chigi, il colloquio ha fatto il punto sugli esiti della riunione informale dei leader del 10 marzo e si è concentrato sulle conseguenze del conflitto in Medio Oriente sui mercati energetici. I leader hanno esaminato possibili iniziative per contenere la spinta dei prezzi dell’energia e hanno discusso le priorità su semplificazione, mercato unico e investimenti.

Sempre sul fronte europeo, Meloni ha firmato insieme alla Premier danese Mette Frederiksen una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e alla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Nel documento si esprime preoccupazione per gli effetti del conflitto in Medio Oriente sui flussi migratori. Le due leader avvertono che una nuova ondata simile a quella del 2015-2016 rappresenterebbe un rischio per la sicurezza e la coesione dell’Unione. La proposta punta a rafforzare il sostegno ai Paesi della regione, per assistere rifugiati e migranti nei territori di origine, e a preparare misure per il controllo delle frontiere esterne.