La visita a sorpresa a Gemona dopo le tensioni con Trump. E sulle polemiche con il Tycoon la maggioranza difende il rapporto con Washington mentre le opposizioni attaccano la strategia atlantica del Premier
Una visita non annunciata, una sfilata accanto agli alpini e una frase destinata a pesare nel clima politico di questi giorni: “Avevo bisogno di un po’ di sano orgoglio nazionale”. Giorgia Meloni ha scelto il raduno del Terzo Raggruppamento Alpini del Triveneto, a Gemona del Friuli, per una presenza dal forte valore simbolico, arrivata mentre continuano a tenere banco le polemiche innescate dalle dichiarazioni del Presidente statunitense Donald Trump nei confronti del Premier. “Non era tanto che ero passata da queste parti, ma ero venuta per un’altra ragione. Ho pensato che fosse doveroso”, ha spiegato il Presidente del Consiglio ai microfoni di Telefriuli. “Avevo bisogno di un po’ di sano orgoglio nazionale e, quindi, se non si trova qui non so dove altro si potrebbe trovare”.
Il Primo Ministro ha poi voluto ringraziare le Penne Nere “per il lavoro straordinario fatto durante le Olimpiadi, e non solo durante le Olimpiadi”, un contributo prezioso per il Paese.
La partecipazione di Meloni è stata accolta con favore dagli esponenti di Fratelli d’Italia presenti alla manifestazione. Il Deputato Emanuele Loperfido, alpino, ha parlato di “onore e orgoglio” per aver sfilato al fianco del Primo Ministro nella città simbolo della ricostruzione successiva al terremoto del 1976. Ha inoltre sottolineato l’affetto dimostrato dai cittadini nei confronti del leader di governo.
Il caso Trump
Chiaro è che le parole pronunciate a Gemona vanno lette in un contesto segnato dalle tensioni emerse tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca. Dopo gli attacchi del Tycoon diversi esponenti della maggioranza hanno scelto di ribadire la solidità del rapporto tra Roma e Washington, distinguendo le relazioni storiche tra i due Paesi dalle polemiche che hanno coinvolto i rispettivi leader. “È fondamentale non confondere gli screzi a livello di vertici con i rapporti fondamentali tra Italia e Stati Uniti”, ha osservato il Vicepremier Matteo Salvini, auspicando che “questa parentesi di incomprensione si chiuda in fretta”.
Il leader della Lega ha invitato a preservare i legami commerciali, industriali e diplomatici con “la più grande democrazia del mondo”, indipendentemente da chi sieda alla Casa Bianca. Sulla stessa linea l’altro Vicepremier Antonio Tajani, secondo cui le relazioni tra Roma e Washington “sono solide e resteranno solide”. Il titolare della Farnesina ha definito “incomprensibili” le dichiarazioni di Trump, ricordando però la crescita dell’export italiano verso gli Stati Uniti come prova dell’interesse del mercato americano per le produzioni italiane: “Serve buon senso, moderazione e prudenza”, ha aggiunto, e ha indicato nella relazione transatlantica e nella difesa dell’Occidente la bussola della politica estera italiana.
Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha ammesso di non aver compreso “l’atteggiamento di Trump di questi giorni” e ha aggiunto che nulla può essere contestato all’Italia sul piano della cooperazione militare o della difesa. “Abbiamo rispettato integralmente i trattati e consentito l’utilizzo delle basi, mentre altri Paesi europei hanno assunto decisioni diverse”, ha spiegatoper poi catalogare le recenti prese di posizione del numero uno a stelle e strisce un comportamento “difficile da capire” e dannoso per rapporti che restano “profondi e solidi”.
Anche il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha difeso su ‘Repubblica’ la reazione del Premier perché il rispetto dovuto all’Italia “viene prima di tutto”. Ha escluso che Meloni abbia mantenuto un atteggiamento di subalternità nei confronti dell’amministrazione americana spiegando che Trump avrebbe forse immaginato di trovare a Palazzo Chigi “un Presidente del Consiglio più docile”.
Limiti della strategia
Le opposizioni, pur giudicando inaccettabili gli attacchi rivolti al Primo Ministro, hanno continuato a leggere la vicenda come la conferma dei limiti della strategia costruita negli ultimi anni da Meloni nei confronti dell’universo conservatore statunitense. Lorenzo Guerini, Presidente del Copasir, ha parlato su ‘Repubblica’ del “fallimento della scommessa” della del Premier di proporsi come ponte tra le due sponde dell’Atlantico, mentre Benedetto Della Vedova ha accusato il governo di aver puntato eccessivamente sulla vicinanza politica con Trump. Dal Partito democratico Arturo Scotto ha chiesto invece una revisione della linea tenuta dall’esecutivo sui principali dossier internazionali.



