Trump scuote la Nato: “Italia, Francia e Germania ci hanno voltato le spalle”

Ad Ankara il Presidente americano torna ad attaccare gli alleati sul caso Iran e apre agli F-35 alla Turchia. Rutte rilancia una difesa europea più forte, mentre il Forum industriale chiude contratti per 50 miliardi di dollari

Il vertice Nato di Ankara iniziato ieri (oggi la giornata conclusiva) è nato con il grande obiettivo di mettere l’industria della difesa al centro dell’agenda, ma a imporsi sulla scena è stato ancora una volta uno scatenato Donald Trump, oramai davvero irrefrenabile. E difatti nell’atteso bilaterale con Recep Tayyip Erdogan il Presidente americano ha riacceso lo scontro (difficile pensare il contrario, onestamente) con una parte dell’Europa e ha accusato nuovamente Italia, Francia e Germania di non aver sostenuto Washington nella crisi con l’Iran: “Ci hanno voltato le spalle”, ha detto per l’ennesima volta.

La critica non ha risparmiato il Presidente del Consiglio, pur in un tono meno personale rispetto agli ultimi attacchi: “Penso che Meloni sia una brava persona”, ha detto il Tycoon, prima di contestare però la scelta italiana sullo Stretto di Hormuz: “Non le ho fatto molta pressione, ma lei ha rifiutato di farsi coinvolgere. Credo che abbia commesso un errore”. Ricordiamo che il riferimento ha riguardato il mancato coinvolgimento di Roma nelle iniziative legate alla crisi con Teheran, dossier che continua a segnare una distanza tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca.

Trump ha rivendicato il ruolo degli Stati Uniti, sostenendo che Washington “c’è sempre stata” per gli alleati e che non serva un aiuto “a guerra finita”. Poi ha alzato il tono, fino a evocare il possibile ritiro dei soldati americani dall’Europa: “Potremmo ritirarli tutti”, ha ammonito, legando il futuro del continente anche alle scelte su immigrazione ed energia: “Se non stanno attenti a queste due cose, non ci sarà più Europa”.

F-35

Nel colloquio con Erdogan Trump ha aperto anche un altro fronte: ha ribadito che la Groenlandia dovrebbe passare sotto il controllo degli Stati Uniti, perché l’isola avrebbe un valore strategico in un’area attraversata da navi cinesi e russe. E ha mostrato disponibilità a riconsiderare la vendita dei caccia F-35 alla Turchia, nonostante il divieto del Congresso. “Perché non dovremmo darglieli?”, ha detto, definendo Ankara “più leale” di altri Paesi considerati alleati. Proprio questa apertura ha provocato la reazione di Benjamin Netanyahu. Il Premier israeliano, in un’intervista alla Cnn, ha ribadito di aver parlato più volte con Trump del dossier F-35 e ha sostenuto che la vendita alla Turchia “distruggerebbe l’equilibrio dei poteri in Medio Oriente”. Netanyahu ha attaccato Erdogan, accusando Ankara di sostenere Hamas, di minacciare Israele, Grecia e Cipro e di non rappresentare “un alleato modello” degli Stati Uniti. Poi ha riaffermato il legame con Washington: “Siamo veri alleati”.

La giornata di Ankara, però, non ha vissuto soltanto delle parole del capo della Casa Bianca. Il summit è nato per trasformare l’aumento della spesa militare in capacità operative. Mark Rutte ha indicato la direzione con un messaggio netto: “Non possiamo continuare come abbiamo fatto finora. Abbiamo bisogno di un’Europa molto più forte all’interno di una Nato più forte”. Il Segretario generale ha richiamato così l’impegno assunto all’Aja: destinare entro il 2035 il 5% del Pil alla sicurezza e alla difesa, con una produzione industriale più rapida e coordinata.

50 miliardi di dollari

Il Forum dell’industria della difesa ha già portato contratti per almeno 50 miliardi di dollari, hanno riferito fonti Nato. Rutte lo ha presentato come il passaggio dalle promesse ai risultati. Superiorità aerea, sorveglianza, spazio, difesa missilistica, artiglieria, logistica e munizionamento compongono la nuova architettura dell’Alleanza. Non si tratta solo di comprare piattaforme, ma di costruire una rete produttiva capace di reggere una fase lunga di instabilità. Tra gli annunci figurano l’acquisizione congiunta dei Saab GlobalEye, chiamati a sostituire parte della flotta Awacs Boeing E-3, e il programma avviato da Danimarca, Finlandia, Germania e Norvegia per i droni MQ-4C Triton, utili alla sorveglianza delle grandi aree marittime, soprattutto nell’Artico e nell’Alto Nord. Sul piano della mobilità strategica arriva il decimo Airbus A330 MRTT della flotta multinazionale, mentre sette Paesi avviano un progetto comune basato sull’Airbus A400M.

Lo spazio diventa un’altra frontiera della deterrenza. Otto Paesi lanciano Halo, iniziativa pensata per collegare satelliti militari nazionali in una costellazione interoperabile. Il Canada entra in Starlift, la Spagna aderisce all’Alliance Persistent Surveillancefrom Space e la Turchia annuncia nuovi satelliti ad alta risoluzione, piattaforme Leo per comunicazioni militari e radar di allerta precoce. Sul terreno la Nato punta a ridurre tempi e costi del munizionamento da 155 millimetri con il progetto Genifr. Sei Paesi, tra cui l’Italia, avviano inoltre un programma comune per capacità di attacco terrestre a lungo raggio, con nuovi missili e lanciatori. Dodici alleati, Roma compresa, partecipano al progetto sulle materie prime critiche, necessario a proteggere le catene di approvvigionamento della difesa.

Sul fondale diplomatico resta infine un segnale europeo: Sergio Mattarella parteciperà il 14 luglio a Parigi alla Festa della Repubblica francese, su invito dell’Eliseo.

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