Inps, pensioni sempre più tardi: età media a 64,7 anni nel 2025

Dal Rapporto annuale emerge un aumento di 7 anni e 3 mesi rispetto al 1995. Le donne sono il 51% dei pensionati, ma ricevono solo il 44% dei redditi pensionistici: bonus nido e smart working aiutano l’occupazione delle madri

Il sostegno alla natalità non basta, da solo, a tenere le madri nel mercato del lavoro. Il Rapporto annuale Inps 2026 presentato ieriindica una linea precisa: assegno unico e bonus per i nuovi nati possono favorire un aumento delle nascite, anche se contenuto, ma senza servizi e flessibilità rischiano di ridurre la partecipazione femminile all’occupazione. Al contrario, bonus asilo nido e lavoro da remoto risultano più efficaci per sostenere le madri dopo la nascita di un figlio. Il dato più evidente riguarda il bonus nido. Secondo l’Inps l’accesso alla misura aumenta la probabilità di occupazione delle madri di circa 6 punti percentuali. Poiché nel campione analizzato la probabilità di avere un lavoro è pari al 36%, l’effetto corrisponde a un incremento vicino al 17%. L’Istituto sottolinea il peso della misura anche in presenza di un trasferimento economico ancora limitato. Non emergono invece effetti sul salario percepito o sul numero di settimane lavorate nei due anni successivi alla nascita del figlio.
Il lavoro da remoto viene indicato come un altro strumento utile. Il Rapporto segnala che può ridurre fino all’87% la cosiddetta childpenalty, cioè la penalizzazione delle carriere legata alla maternità, e può accrescere le retribuzioni fino a 1.300 euro nell’anno successivo alla nascita. L’Inps rileva anche effetti positivi sulla fecondità. Il messaggio è che il contrasto alla denatalità richiede un insieme di misure: trasferimenti economici, servizi all’infanzia, congedi, flessibilità, parità di genere e lavoro stabile.

Prestazioni familiari

Sul fronte delle prestazioni familiari il bonus nuovi nati ha raggiunto una quota pari al 72,9% dei bambini nati nell’anno, tra le famiglie con i requisiti previsti e con Isee non superiore a 40mila euro. Per l’assegno unico e universale, il take-up riferito alla generazione dei nuovi nati 2025 arriva al 92,9%. La misura, ha ricordato il Presidente dell’Inps Gabriele Fava, rappresenta ormai “un pilastro del sistema” e nel 2025 ha raggiunto oltre 6 milioni di nuclei familiari e 10 milioni di figli, con circa 20 miliardi di euro trasferiti ogni anno alle famiglie. Il Rapporto fotografa anche l’allungamento dell’età media alla pensione. Dal 1995 al 2025 si è passati da 57 anni e 7 mesi a 64 anni e 10 mesi: 7 anni e 3 mesi in più. L’età media dei pensionati cresce da 61,7 anni nel 2012 a 64,7 nel 2025. Per le pensioni di vecchiaia il dato si colloca stabilmente intorno ai 67 anni dal 2020, mentre le pensioni anticipate mostrano un andamento più irregolare e nel 2025 si attestano a 61,7 anni.
Il numero dei pensionati resta stabile. Al 31 dicembre 2025 sono circa 16,4 milioni: 8 milioni uomini e 8,4 milioni donne. L’importo lordo complessivo delle pensioni arriva a circa 371 miliardi di euro. Le donne, pur pari al 51% dei pensionati, ricevono il 44% dei redditi pensionistici: 163 miliardi contro i 207 miliardi degli uomini. Il divario riflette carriere contributive più discontinue e retribuzioni più basse. L’importo percepito dagli uomini supera quello delle donne di circa il 34%.
La spesa pensionistica passa da 347 miliardi nel 2023 a 371 miliardi nel 2025. L’aumento, secondo l’Inps, deriva soprattutto dagli importi medi, dalla rivalutazione e dalla composizione delle prestazioni, più che da una crescita rilevante del numero dei pensionati. I pensionati Inps sono 15,8 milioni, le pensioni erogate 21 milioni, le prestazioni per invalidità 3,8 milioni, gli assegni e le pensioni sociali 915 mila. Il reddito pensionistico lordo medio mensile è pari a 1.885,11 euro; per i pensionati Inps sale a 1.905,98 euro.

Lavoro dopo la pensione

Cresce anche il lavoro dopo la pensione. I pensionati lavoratori passano da circa 40mila nel 2019 a quasi 158mila nel 2023. Una parte rilevante rientra nella stessa impresa in cui lavorava prima dell’uscita formale. La platea ha un’età media alla decorrenza tra 64 e 65 anni, una prevalenza maschile e una presenza crescente del part-time. La distribuzione territoriale premia soprattutto il Nord, dove si concentra una quota maggiore delle attività economiche. il mercato del lavoro resta il perno della sostenibilità previdenziale. Nel 2025 gli assicurati Inps sono arrivati a 27,2 milioni, con 244mila unità in più rispetto al 2024, 1,7 milioni in più rispetto al 2019 e 2,55 milioni in più rispetto al 2014. Gli assicurati dipendenti aumentano, mentre quelli indipendenti calano. Le entrate contributive raggiungono 294,194 miliardi, con un incremento di 10,147 miliardi rispetto all’anno precedente, pari al 3,6%.
Fava ha legato il futuro del sistema alla qualità del lavoro: “La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre o coefficienti. Si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro”. Il numero uno dell’Istituto previdenziale ha poi richiamato il peso dei lavoratori stranieri: tra il 2019 e il 2025 gli extra Ue sono cresciuti di oltre il 35% e oggi un dipendente su sette è straniero. Per Fava il dato va letto fuori dalle contrapposizioni ideologiche e richiede flussi governati, formazione, legalità, integrazione e lavoro regolare.

Gestione

La gestione dell’Istituto ha chiuso il 2025 con un avanzo di competenza pari a 16,818 miliardi, frutto della differenza tra 571,210 miliardi di accertamenti e 554,392 miliardi di impegni. La gestione di cassa registra un differenziale positivo di 6,458 miliardi, mentre l’avanzo di amministrazione arriva a 136,759 miliardi. A margine della presentazione del Rapporto la Ministra del Lavoro Marina Calderone ha indicato come priorità la continuità delle norme sulla tassazione agevolata dei rinnovi contrattuali, dei premi di risultato e delle indennità per il lavoro faticoso, dopo i 2 miliardi stanziati nella legge di Bilancio 2026.

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