2035. Incognite sul passaggio all’elettrico

Il Parlamento Europeo nei giorni scorsi ha approvato la proposta che prevede il divieto di vendita per le case automobilistiche di motori termici a partire dal 2035Un obiettivo ambizioso, che fa parte dei quattordici provvedimenti inseriti dalla Commissione europea nel pacchetto Fit for 55 (per ridurre del 55% le emissioni entro il 2030 e arrivare al net zero entro il 2050) e che nella seduta plenaria a Strasburgo ha dovuto affrontare non pochi ostacoli. Per diventare definitivo ora dovrà affrontare il Consiglio dove già si affilano i coltelli.

Le reazioni politiche italiane

In Italia la decisione ha spaccato in due i fronti del centro destra e del centro sinistra. Pd e Movimento cinque stelle hanno festeggiato la storica tappa, mentre rimostranze sono arrivate da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, convinti che il provvedimento possa costare centinaia di migliaia di posti di lavoro. A porre già qualche rimedio, è stato già approvato dal Parlamento italiano un emendamento ribattezzato “salva-Ferrari” o “salva Motor Valley”, che proroga fino all’inizio del 2036 la possibilità di avere deroghe sulle emissioni di Co2 per i piccoli produttori di auto e per i furgoni. Perplessità per il voto del Parlamento europeo sono state, però, manifestate anche dall’associazione europea dei produttori di automobili (ACEA), perché “la trasformazione del settore dipende da molti fattori esterni che non sono completamente nelle mani” della UE e “data la volatilità e l’incertezza che stiamo vivendo giorno per giorno a livello globale, qualsiasi regolamentazione a lungo termine che vada oltre questo decennio è prematura in questa fase iniziale”.

All’Italia mancano energia, colonnine, batterie, componenti nobili e smaltimento

Ad oggi, per passare tutte le auto italiane a trazione elettrica mancherebbero 50 terawatt/ora al giorno oltre alle infrastrutture. Il tema è stato affrontato al Senato in una conferenza dal titolo “L’energia e il futuro dell’Italia”. “Per il nostro Paese è una data troppo vicina – ha commentato uno degli organizzatori, Roberto Riccardi, responsabile nazionale Energia, Industria e Trasporti dell’Udc – Siamo già in deficit di produzione di energia, non abbiamo reti di trasporto, non abbiamo nemmeno le colonnine. Senza contare l’impatto sul lavoro sull’economia, sul fatto che andremo a dipendere da Paesi stranieri per le batterie e soprattutto per le componenti nobili. E ultimo: dove andiamo a mettere in discarica le batterie usate? “.

Più ricerca scevra da pregiudizi per un nuovo mix energetico

Il convegno, promosso dalla senatrice Binetti, è stata l’occasione per discutere con esperti del futuro energetico del nostro Paese, reso ancora più incerto dalla guerra russo-ucraina. Le attese sono verso un piano energetico nazionale, basato su linee strategiche non emergenziali, in grado di conciliare il progresso energetico con la tutela ambientale, ma che, secondo i partecipanti, l’Italia non ha ancora messo in campo.  “Sul tema dell’energia che rappresenta davvero la spina dorsale del Paese – ha dichiarato la senatrice -, c’è bisogno di studio e di ricerca senza pregiudizi. Noi abbiamo bisogno di energia, non possiamo fare a meno di nessun tipo di energia, dalle biomasse al fotovoltaico, all’eolico, da tutto quello che arriva dai Paesi che tanto ci stanno facendo soffrire. Però, più di tutti, l’energia che ci manca è quella che scaturisce dal nostro studio, dalla nostra ricerca, scientifica, dalla nostra capacità di individuare soluzioni nuove davanti a problemi vecchi”.