Europa più arida. Colpa anche del “mare di plastica”

Il Piemonte ha già richiesto lo stato di calamità naturale per l’agricoltura e la Lombardia è pronta a seguirlo. Sono, infatti, 125 i Comuni del Nord colpiti da siccità che rischiano di chiudere i rubinetti, almeno nelle ore notturne. Una emergenza che non riguarda solo il Nord, ma che si sta rapidamente estendendo anche al Centro Italia secondo il report dell’associazione dei consorzi di bonifica. Il Po è in secca, i flussi di Arno e Ombrone dimezzati, minimi storici per il Sentino, il Nera e l’Esino, mentre nel Lazio è grave la situazione dell’Aniene, crolla la portata del Sacco e in calo i livelli dei laghi di Nemi e Bracciano. Già è iniziato il conto alla rovescia per il razionamento dell’acqua potabile.

Dopo circa 3 mesi senza piogge, in Italia la situazione precipita proprio in occasione della 27° Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità indetta dall’Onu a seguito della approvazione nel 1995 della Convenzione per la lotta alla desertificazione (UNCCD), primo impegno mondiale e giuridicamente vincolate. Titolo di quest’anno: “Risorgiamo insieme dalla siccità”, perché dal 2000 il numero e la durata degli eventi siccitosi è aumentato globalmente del 29% e la prolungata mancanza d’acqua conta circa 650.000 morti dal 1970 al 2019. Sul piano economico il fenomeno ha causato nel mondo perdite per oltre 120 miliardi di dollari in circa 20 anni.

Colpita tutta l’Europa

Comunemente si pensa che il problema riguardi soprattutto gli Stati africani, ma non è così. In Spagna, per esempio, la desertificazione interessa ormai il 72% del territorio, in particolare nella zona oggi conosciuta come il “mare di plastica” nel Sud del Paese, dove viene praticata un’agricoltura intensiva estrema. In Grecia si stima che, entro la fine del secolo, almeno il 70% del territorio diventerà arido. L’ONU calcola che nel mondo sia già compromessa una superficie ampia tra gli 1 e i 6 miliardi di ettari. Il rapporto dell’UNCCD prevede che entro il 2030, circa 700 milioni di persone nel mondo rischieranno di essere sfollate a causa della siccità che per la metà del secolo potrebbe colpire più di tre quarti della popolazione mondiale. Già oggi oltre 2,3 miliardi di persone fanno i conti annualmente con forti stress idrici.

In Italia danni per due miliardi di euro

Anche in Italia la crisi idrica ha raggiunto in questi mesi numeri preoccupanti. Da gennaio a maggio 2022 è caduto il 44% in meno di pioggia, toccando livelli che non si registravano da oltre 60 anni. A preoccupare la Coldiretti è la riduzione delle rese di produzione delle coltivazioni in campo come il grano (quest’anno in calo del 15%), ma anche girasole, mais, foraggi per l’alimentazione degli animali, ortaggi e frutta. Rischia di aumentare la dipendenza dall’estero da dove arriva il 64% del grano tenero, il 47% del mais, il 44% del grano duro e il 27% dell’orzo. Desta preoccupazione anche la risalita del cuneo salino. Quando la portata del Po è troppo debole, l’acqua del mare “risale” il corso del fiume, che non può più essere usata per irrigare i campi. Negli ultimi giorni è arrivato a circa trenta chilometri dalla foce.

Le cause

Tra le cause principali della desertificazione vi è l’estremizzazione dei fenomeni climatici e l’aridità provocata da fenomeni siccitosi prolungati, ma anche da precipitazioni brevi e violente, che non ristorano, piuttosto erodono il primo strato più fertile dei terreni assetati. Colpevole del degrado dei suoli è anche l’abbandono delle aree coltivate. Le tempeste di sabbia, ad esempio, che hanno colpito Siria, Iraq e altri Paesi confinanti non hanno avuto origine, come in passato, dal deserto egiziano e dal Sahara, ma probabilmente da eventi climatici favoriti dall’abbandono delle terre coltivate a causa delle guerre e degli eventi siccitosi estremi, con la conseguente mancanza di quel freno naturale alla sabbia rappresentato dalle coltivazioni. Si prevede che in Iraq, entro il 2050, potrebbero esserci tempeste di sabbia per 300 giorni all’anno.