Costantini: la crescita del Sud è decisiva per il futuro dell’Italia

Assemblea regionale Cna Sicilia

“Non esiste una strategia credibile di sviluppo nazionale che possa prescindere dalla crescita del Sud”. È il messaggio lanciato dal presidente nazionale della Cna Dario Costantini, intervenuto all’assemblea regionale della Cna Sicilia, intitolata “Generazioni d’Impresa – 80 anni di storia. Nuove energie per il futuro del Mezzogiorno”. Da Palermo, Costantini ha invitato a superare le tradizionali rappresentazioni del divario economico tra Nord e Sud, indicando la necessità di politiche di sviluppo più aderenti alle caratteristiche dei territori e alle esigenze delle micro e piccole imprese.

“Il Mezzogiorno non può essere considerato soltanto il destinatario di interventi compensativi, ma deve diventare protagonista di una strategia nazionale di crescita”, ha sottolineato il presidente della Cna. I numeri confermano il peso del Sud nell’economia italiana: il Mezzogiorno rappresenta circa un terzo della popolazione nazionale e produce il 22% del Pil. Ogni punto aggiuntivo di crescita dell’economia meridionale, a parità di andamento del resto del Paese, si traduce quindi in circa 0,22 punti di Pil nazionale. “Se vogliamo che l’Italia torni a crescere stabilmente a ritmi più elevati, dobbiamo guardare al Mezzogiorno come a una grande opportunità economica”, ha affermato Costantini.

Superare la contrapposizione tra Nord e Sud

Uno dei passaggi centrali dell’intervento ha riguardato la necessità di rivedere i criteri con cui vengono analizzate le differenze economiche e produttive del Paese.

“La tradizionale divisione tra Nord-Ovest, Nord-Est, Centro e Mezzogiorno continua a essere utile per le statistiche, ma non è più sufficiente per comprendere le condizioni concrete nelle quali operano le imprese”, ha osservato il presidente nazionale della CNA. La contrapposizione tra Nord e Sud, secondo Costantini, non restituisce pienamente la complessità del sistema produttivo italiano. “Siamo abituati a pensare che il grande divario italiano sia quello tra Nord e Sud. Ma quando osserviamo le condizioni concrete per fare impresa, scopriamo una realtà molto più articolata. Il divario competitivo tra Vicenza e Rovigo può essere molto più ampio di quello che separa Bologna e Palermo”. Una riflessione che non intende negare gli storici squilibri territoriali, ma richiama l’esigenza di strumenti di analisi più precisi. La competitività delle imprese dipende, infatti, dalla qualità delle infrastrutture, dall’efficienza della pubblica amministrazione, dall’accesso al credito, dalla disponibilità di lavoratori qualificati e dal funzionamento dei servizi pubblici.

Politiche mirate sulle esigenze dei territori

Per la CNA, diventa quindi necessario analizzare le differenze economiche soprattutto a livello provinciale, superando l’approccio basato su interventi uniformi che rischiano di produrre risultati molto diversi da un territorio all’altro. “Non esiste un solo Mezzogiorno, così come non esiste un solo Nord. Esistono tanti Sud diversi e tanti Nord diversi. E una politica economica efficace deve essere capace di riconoscere queste differenze”, ha ribadito Costantini. L’obiettivo è passare da una politica che considera il Mezzogiorno un territorio omogeneo a una strategia capace di valorizzare le specificità produttive delle singole province e le potenzialità dei sistemi economici locali. Un cambio di prospettiva che, secondo l’associazione, deve tradursi in misure concrete a sostegno delle imprese, calibrate sulle condizioni effettive in cui operano e sulle opportunità di sviluppo dei diversi territori.

ZES Unica e SIMEST, le proposte per il 2027

Sul fronte degli interventi a sostegno del Mezzogiorno, Costantini ha rilanciato due proposte in vista della legge di bilancio 2027. La prima riguarda la ZES Unica, per la quale la CNA chiede di ridurre da 200mila a 100mila euro la soglia minima di investimento ammissibile al credito d’imposta. L’associazione sollecita inoltre il superamento delle interpretazioni restrittive relative agli immobili e ai macchinari, con l’obiettivo di rendere gli incentivi più accessibili alle imprese. La seconda proposta interessa i finanziamenti agevolati SIMEST. In questo caso, la richiesta è di rafforzare le risorse disponibili e prevedere una quota a fondo perduto fino al 25% per le piccole e medie imprese del Mezzogiorno e dei territori gravemente colpiti da calamità naturali. Due misure che puntano a favorire gli investimenti, sostenere la competitività e offrire maggiori opportunità di crescita al tessuto produttivo meridionale.

Non solo stanziamenti, servono risultati misurabili

Per la CNA, tuttavia, il cambiamento deve riguardare anche il metodo con cui vengono valutate le politiche pubbliche. Non basta annunciare risorse e finanziamenti: occorre verificare come vengono distribuiti e quali risultati producono. È necessario conoscere la ripartizione territoriale delle risorse, il numero delle micro e piccole imprese beneficiarie, le domande respinte, i tempi di erogazione e gli investimenti effettivamente generati. Una maggiore trasparenza sui risultati, secondo l’associazione, consentirebbe di comprendere l’efficacia degli strumenti adottati e di correggere eventuali criticità, rendendo le politiche di sviluppo più rispondenti alle esigenze delle imprese.

Cna Sicilia rilancia la Legge Quadro sull’artigianato

Al centro dell’assemblea regionale non soltanto la celebrazione degli 80 anni di storia dell’associazione, ma anche la necessità di individuare nuove prospettive per il tessuto produttivo siciliano e meridionale. Da Palermo è arrivato un appello alla politica regionale e nazionale affinché si apra finalmente il percorso per una Legge Quadro sull’artigianato, considerata uno strumento fondamentale per sostenere, modernizzare e tutelare le micro e piccole imprese, pilastro dell’economia regionale. “L’assemblea di oggi dimostra che le imprese artigiane siciliane sono vive, resilienti e pronte a raccogliere le sfide del futuro, ma non possono farlo da sole”, ha dichiarato il presidente di CNA Sicilia, Filippo Scivoli. “Lanciamo un appello forte alla politica regionale e nazionale: è tempo di aprire il cantiere della Legge Quadro sull’artigianato. Serve un quadro normativo moderno che riconosca il valore sociale ed economico del nostro settore, che semplifichi la burocrazia e che dia strumenti concreti di crescita. Non chiediamo assistenzialismo, ma regole chiare e sostegni strutturali per chi investe ogni giorno nel territorio”. Un intervento che pone al centro il riconoscimento del ruolo dell’artigianato nell’economia siciliana e la necessità di un quadro normativo capace di accompagnare le imprese nelle sfide della modernizzazione, dell’innovazione e del ricambio generazionale.

Istituzioni, università e imprese a confronto

L’iniziativa ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sindaco di Palermo Roberto Lagalla e gli assessori regionali Edy Tamajo e Giusi Savarino. La giornata è stata arricchita da una tavola rotonda con esponenti del mondo accademico, economico e imprenditoriale. Tra i partecipanti il rettore dell’Università di Palermo, Massimo Midiri, il regional manager UniCredit Sicilia, Salvatore Malandrino, e Giuseppe Notarstefano, docente di statistica economica alla LUMSA. Il confronto, moderato dai giornalisti Lidia Tilotta e Pino Aprile, ha rappresentato un’occasione per approfondire le prospettive del sistema produttivo e le sfide che attendono le imprese siciliane. Il messaggio emerso dall’assemblea è chiaro: la crescita del Mezzogiorno non può essere affidata a interventi indistinti, ma richiede politiche mirate, strumenti effettive e un quadro normativo moderno. Una strategia nella quale artigianato e piccole imprese sono chiamati a svolgere un ruolo centrale.

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