Leone XIV richiama l’impatto delle ostilità sui civili e invita la comunità internazionale a intensificare gli sforzi per fermare il conflitto
Un Angelus, quello di ieri, che è stato l’occasione per il Papa di tornare a parlare di un argomento del quale anche il suo predecessore Bergoglio trattava spesso: la guerra in Ucraina. Un conflitto che sembra non cessare mai fine nonostante i tentativi di porvi fine. E per Leone XIV appunto il protrarsi delle ostilità “allarga la frattura tra i popoli e allontana una pace giusta e duratura”. In più, di questi tempi, il Paese è particolarmente colpito da attacchi continui e furiosi della Russia che espongono la popolazione al freddo dell’inverno. “Seguo con dolore quanto accade, sono vicino e prego per chi soffre”.
Dopo aver assicurato quindi la sua vicinanza a Kiev, ha chiesto alla comunità internazionale che si intensifichino ancora gli sforzi “per porre fine a questa guerra”. Un appello che comunque Prevost ha esteso, giustamente, anche al Medioriente e a tutte quelle regioni dove si combatte: “La pace si costruisce nel rispetto dei popoli”, ha detto, denunciando il fatto che questi conflitti nascono da interessi estranei al bene delle popolazioni.
Il Pontefice si è poi rivolto ai governanti del futuro, ossia i giovani che sùbito devono diventare “collaboratori di pace” non solo nella vita di tutti i giorni, ma anche a casa, a scuola e nello sport. La violenza, per il Vescovo di Roma, non è qualcosa su cui puntare perché “il male si vince solo con il bene”.
Il “rischio della fiducia”
Ieri il Santo Padre ha ricordato anche la ‘Domenica della Parola di Dio’, ricorrenza fortemente voluta da Papa Francesco 7 anni fa con l’obiettivo di promuovere nella Chiesa la conoscenza della Sacra Scrittura e l’attenzione alla Parola nella liturgia e nella vita delle comunità. Da qui il ringraziamento e un incoraggiamento a tutti quelli che si impegnano in questo servizio. Un pensiero è stato rivolto anche alla ‘Giornata mondiale dei malati di lebbra’ e su questo punto ha espresso la sua vicinanza a tutti coloro colpiti da questa malattia e ha usato parole di sostegno per l’‘Associazione italiana amici di Raoul Follereau’ e quanti operano per tutelarne la dignità. Un altro passaggio ha riguardato il tema delle scelte e della responsabilità personale ed ecclesiale. Il Papa ha messo in guardia dal rischio di rimanere bloccati nell’indecisione o in una prudenza eccessiva. Secondo Leone XIV, il Vangelo chiede il “rischio della fiducia”, cioè la disponibilità a compiere passi concreti anche quando le circostanze non appaiono favorevoli o quando non ci si sente pienamente pronti. Ogni momento, ha ricordato, è buono per il Signore, e la fiducia in Dio è parte integrante della testimonianza cristiana.
Giornata mondiale delle missioni
Prima del consueto Angelus delle ore 12, il Santo Padre ha scritto un messaggio in occasione della ‘Giornata mondiale delle missioni’. E anche in questo caso ha trattato il tema dei conflitti, delle polarizzazioni, delle incomprensioni e della sfiducia reciproca, tutte cose che quando sono presenti anche nelle comunità cristiane, indeboliscono la testimonianza della Chiesa: “La missione evangelizzatrice richiede anzitutto cuori riconciliati e desiderosi di comunione”, ha scritto. In quest’ottica, ha indicato come prioritaria l’intensificazione dell’impegno ecumenico con tutte le Chiese cristiane, anche cogliendo le opportunità offerte dalla comune celebrazione del 1700° anniversario del Concilio di Nicea.
Da ricordare che ieri si è conclusa la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e Prevost, come da tradizione papale, ha celebrato i vespri nella basilica di San Paolo fuori le Mura.