Iran, Trump sospende attacchi fino al 6 aprile: “Trattative vanno bene”. G7: “Stop immediato ai raid”, missili e droni su siti nucleari

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Tregua “su richiesta iraniana”, ma Teheran nega contatti e Washington valuta l’invio di 10mila soldati. Israele annuncia nuovi raid. Missili su Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati. Oltre 1.900 morti in Iran, petrolio sopra i 110 dollari

Donald Trump ha annunciato la sospensione degli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane fino al 6 aprile, sostenendo che “le trattative stanno andando bene”. Nonostante Teheran continui a negare contatti diretti con Washington, la Casa Bianca ha precisato che la decisione è maturata su richiesta del governo iraniano e ha avvertito che il controllo delle esportazioni petrolifere di Teheran “resta un’opzione” in caso di fallimento dei negoziati.

Secondo il Wall Street Journal, il Pentagono valuta l’invio di 10mila soldati aggiuntivi in Medio Oriente, segnale che Washington prepara comunque scenari di escalation. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che l’operazione militare americana potrebbe concludersi “in settimane, non in mesi”, aggiungendo che l’Iran potrebbe introdurre un pedaggio per il transito nello Stretto di Hormuz.

Valutazioni più caute arrivano però dall’interno dell’amministrazione: secondo Axios, il vicepresidente JD Vance ritiene che il conflitto possa durare ancora settimane, dopo una “difficile telefonata” con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il prezzo del Brent è risalito sopra i 110 dollari al barile, segno che i mercati restano scettici nonostante la tregua annunciata da Trump.

Pressione del G7

I ministri degli Esteri del G7, riuniti a Parigi, hanno chiesto lo “stop immediato degli attacchi contro le popolazioni e le infrastrutture civili”, invitando tutte le parti a ridurre l’escalation. Il vertice ha espresso preoccupazione per l’impatto del conflitto sulle catene energetiche globali e per la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, sollecitando la riapertura sicura delle rotte nel Golfo.

La ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper ha avvertito che “non si può permettere all’Iran di tenere in ostaggio l’economia globale”, mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito che l’operazione potrebbe concludersi “in settimane, non in mesi”. La Germania ha inoltre accusato Mosca di sostenere Teheran: il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha affermato che “la Russia sta evidentemente supportando l’Iran fornendo informazioni su potenziali obiettivi”.

Raid su siti nucleari

Sul terreno gli attacchi continuano. Stati Uniti e Israele hanno colpito un impianto per la lavorazione dell’uranio ad Ardakan, nella provincia di Yazd. L’Organizzazione iraniana per l’energia atomica ha dichiarato che l’operazione “non ha provocato alcuna fuoriuscita di materiale radioattivo”. Un secondo attacco ha preso di mira il complesso per l’acqua pesante di Khondab. Anche in questo caso, secondo le autorità locali, non si registrano vittime né fughe di radiazioni. L’aeronautica israeliana ha inoltre lanciato una nuova “vasta” ondata di raid contro infrastrutture del regime iraniano in tre diverse aree del Paese, mentre attacchi paralleli hanno colpito Hezbollah a Beirut. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha avvertito che gli attacchi “si intensificheranno ed estenderanno la loro azione ad altri obiettivi”.

Missili nel Golfo

Il conflitto si allarga alla regione. Sei missili balistici sono stati lanciati verso Riad: due sono stati intercettati e gli altri caduti in aree disabitate. Il Kuwait ha denunciato attacchi contro il porto di Shuwaikh, mentre negli Emirati Arabi Uniti le difese aeree hanno abbattuto sei missili e nove droni. Anche la Giordania ha segnalato il lancio di tre missili iraniani, due intercettati e uno caduto nella parte orientale del Paese. Il Bahrein riferisce di aver intercettato centinaia di droni e oltre cento missili dall’inizio della guerra. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver respinto tre navi nello Stretto di Hormuz, avvertendo che “qualsiasi transito sarà accolto con una risposta decisa”.

Crisi umanitaria

Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, oltre 1.900 persone sono morte e almeno 20.000 sono rimaste ferite dall’inizio della guerra. Diciotto persone sono state uccise in un attacco nel quartiere Pardisan di Qom, mentre quattro civili, tra cui due bambini, sono morti in un raid nella città di Yamchi. Il conflitto colpisce anche il Libano, dove secondo l’UNHCR oltre un milione di persone sono state costrette a lasciare le proprie case. L’UNICEF riferisce che almeno 370mila bambini sono stati sfollati. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha reso noto che 303 militari americani sono rimasti feriti dall’inizio dell’operazione, mentre 13 sono stati uccisi tra Golfo e Iraq. “La grande maggioranza delle lesioni è di lieve entità”, ha dichiarato il capitano Tim Hawkins.