Draghi: negoziato con Russia e Usa. Mosca non è più Golia

Per l’Europa il punto focale è che le condizioni per la pace non possono essere imposte all’Ucraina né dagli alleati né da nessun altro; deve essere Zelenski a decidere quale tipo di accordo sia accettabile. La guerra ha cambiato fisionomia. Prima si poteva parlare di Davide contro Golia, ora la potenza che sembrava invincibile non lo è più. Il punto, quindi, in discussione è come costruire questa pace, su quali basi, stabilendo quali siano gli obiettivi di tutti gli attori in campo, Cina compresa, che non è alleata degli Stati Uniti, ma non è nemmeno chiaro come stia vivendo questa alleanza con la Russia.

Non bisogna cercare la vittoria ma la pace
Sul punto della via negoziale – probabilmente la questione al centro degli incontri – Draghi è stato chiaro con Biden. Occorre uno sforzo comune per tornare a sedersi intorno a un tavolo e riflettere bene prima di escludere la Russia da tutti i consessi internazionali come il G20. A Biden la Ue chiede un impegno maggiore per capire come procedere, senza cercare la vittoria a tutti costi. Inoltre, la situazione è diversa rispetto ai primi tempi, quando, in una telefonata con il nostro Presidente, Putin disse che si sarebbe seduto al tavolo delle trattative solo con accordo già pronto. Ora la pace deve essere quella che va bene anche all’Ucraina, perché possa essere duratura.

Un tetto al prezzo del gas per Draghi, del petrolio per Biden
Sulle conseguenze della guerra, c’è stata convergenza tra Biden e Draghi rispetto al bisogno di riformare il mercato energifero basato sul criterio del prezzo marginale e svincolato dalla domanda. Entrambi si sono detti convinti di volere fissare un tetto ai prezzi delle fonti energetiche, sul gas per quanto riguarda Draghi, sul petrolio per quanto riguarda Biden. Secondo Draghi la Eu dovrebbe esercitare la sua influenza in questa direzione, considerato il potere di acquisto che ha nel suo complesso, senza escludere l’idea di creare una sorta di cartello di compratori per contenere la politica dei prezzi. E per il petrolio, una ipotesi potrebbe essere convincere l’Opec ad aumentare la produzione. In ogni caso, l’incremento delle fonti rinnovabili resta la via maestra per entrambi.

Crisi alimentare, ricostruzione dell’Ucraina, accoglienza dei profughi
Per la crisi alimentare dovuta alle difficoltà di approvvigionamento dei grani esportati dall’Ucraina, per Draghi è urgente sbloccare i porti, bonificarli dalle mine e fare pressione su Putin perché permetta il normale flusso delle navi. È ora di pensare anche alla ricostruzione dell’Ucraina. L’Italia e altri Paesi della Ue non hanno queste risorse nei propri bilanci, sarà dunque necessario un impegno comunitario, anche se tutti faranno la propria parte. Sull’accoglienza dei profughi il nostro presidente ha ribadito che l’Italia è pronta, ha una lunga tradizione di accoglienza e che, per l’eccezionale ondata, ha già stanziato 800 milioni di euro. I bambini arrivati da noi già vanno a scuola e i più piccoli sono stati accolti negli asili, fermo restando che è volontà di molti ucraini tornare nel proprio Paese appena possibile.

Va organizzata meglio la difesa comune Nato, non aumentare le spese militari
La guerra porterà cambiamenti drastici in Europa e nella Nato, per i quali una difesa comune sarà irrimandabile. Prima, però, di pensare ad aumentare le spese militare – “la Ue già investe in questa voce tre volte tanto la Russia”, ha ricordato il Premier italiano – è necessario razionalizzare gli investimenti attuali perché ci sono molto duplicati, magari attraverso una Conferenza di tutti gli Stati membri.

L’Italia non è ancora a rischio recessione
In chiusura della conferenza stampa, una nota di speranza per l’economia italiana. “Non ravvedo ancora motivi di recessione”, ha detto il Premier, come conseguenza della buona crescita dell’anno scorso. Probabilmente godremo ancora degli effetti di quella che si definisce “crescita acquisita”.

fonte foto: governo.it