Elezioni in programma. Nell’agenda politica non c’è solo il Pd

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Anche quest’anno avremo un piccola dose di elezioni, ma si voterà meno, rispetto sia al 2022, che ha visto le elezioni politiche anticipate, sia al 2024, in cui si svolgeranno quelle europee. Sulla carta, quindi, non ci dovrebbero essere le  fibrillazioni che abitualmente investono i partiti  e il governo ad ogni stormir di urna.
Tra un mese ci saranno elezioni in due Regioni molto importanti, la Lombardia e il Lazio. Poi, il 15 aprile e il 15 giugno, dovrebbero svolgersi consultazioni popolari in 580 Comuni, tra cui 18 capoluoghi di provincia (AnconaBresciaBrindisiCataniaImperiaLatinaMassaPisaRagusaSienaSiracusaSondrioTeramoTerniTrapaniTrevisoUdine e Vicenza, di cui uno è anche capoluogo di regione (Ancona).
A metà Febbraio il Pd entrerà nella fase finale del suo ripensamento con le primarie  in cui saranno scelti i due candidati alla segreteria  che si confronteranno al congresso.
Sul dibattito interno al Pd, ma anche sugli equilibri nella maggioranza, potrebbe incidere il risultato delle regionali in Lombardia e Lazio.

I conti nel centro-destra in Lombardia

La Lombardia è considerata da tempo un fortino inespugnabile del centro-destra. E’ presidiata da un Presidente della Lega che si è ricandidato. In caso di riconferma tutta l’attenzione degli analisti e delle segreterie politiche sarà sui rapporti di forza all’interno del centro-destra. La decisione di Letizia Moratti di candidarsi con il Terzo Polo potrebbe sottrarre voti all’elettorato tradizionale di Forza Italia, il trend di crescita di Fratelli d’Italia potrebbe  attrarre  voti dal serbatoio di Salvini. Se questi due fenomeni dovessero verificarsi, Giorgia Meloni potrebbe trarne grandi vantaggi: all’interno della coalizione di governo il suo peso politico e personale, già molto rilevante, crescerebbe ulteriormente  e questo  restringerebbe gli spazi di libertà che i due alleati, sempre più minori, stanno cercando di conquistarsi.

Le strategie  invertite del Pd

Più complicate le prospettive per il Pd.
Il Partito di Letta ha fatto due scelte opposte  e secondo alcuni invertite: in Lombardia, dove i 5 Stelle sono più deboli e il Terzo Polo è più in ascesa, si è alleato con il partito di Conte; nel Lazio, dove i 5 Stelle sono più forti del Terzo Polo, il Pd si è allato con Calenda. Il risultato di questa confusa strategia di alleanze è che il centro-destra potrebbe vincere in entrambe le regioni assestando così un altro duro colpo alla credibilità del Pd e del suo gruppo dirigente.

Un anno e mezzo di stabilità?

Una doppia vittoria del centrodestra nelle due regioni sarebbe la prima stelletta che Meloni potrebbe appiccicarsi addosso nella nuova veste di leader della coalizione e il tutto stabilizzerebbe il Governo almeno fino alle prossime europee. Un altro anno e mezzo in cui, se si svuole, si può governare senza preoccuparsi troppo delle alchimie interne.