Il Cdm approva un disegno di legge che prevede un aumento delle pene fino al 50% per i maltrattamenti in famiglia, e aggravamenti per stalking, violenza sessuale e revenge porn
Si può parlare di una vera e propria svolta nella lotta alla violenza di genere, decisa alla vigilia della festa della donna che si onora oggi: il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri il disegno di legge che introduce il reato autonomo di femminicidio, punibile con l’ergastolo. Una svolta normativa che non solo rafforza la tutela delle vittime, ma segna anche un cambiamento culturale nella concezione della violenza sulle donne. Fino a oggi, il termine ‘femminicidio’ era largamente utilizzato nel dibattito pubblico e mediatico, ma non aveva ancora trovato un riscontro giuridico nel codice penale. Con l’approvazione del Ddl ‘Introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime’, il governo ha deciso di attribuire una specifica identità giuridica a questo crimine, con pene severe per chi si macchia di tale delitto.
La Ministra per la Famiglia e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, ha sottolineato l’importanza di questa scelta: “Abbiamo introdotto un reato autonomo di femminicidio che verrà punito con l’ergastolo. Questo conferma la specificità della situazione e sottolinea la disparità numerica tra i casi di omicidio di donne e quelli di uomini uccisi da donne, che sono quasi inesistenti”.
Pene più severe
Oltre alla configurazione del femminicidio come reato autonomo, il disegno di legge prevede un aumento delle pene fino al 50% per i maltrattamenti in famiglia, nonché aggravamenti per reati come stalking, violenza sessuale e revenge porn. Un intervento normativo che mira a rendere più difficile per gli autori di questi crimini beneficiare di attenuanti o riduzioni di pena. Un’altra novità significativa riguarda il ruolo delle vittime nel processo penale. Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha spiegato che il Pubblico ministero avrà l’obbligo di ascoltare direttamente le vittime o, in caso di decesso, i loro parenti. Inoltre, il parere della vittima dovrà essere preso in considerazione anche quando l’autore del reato chiederà un patteggiamento. Sebbene non sia vincolante, imporrà al giudice una particolare motivazione nel caso in cui venga disatteso.
Parallelamente alle nuove misure punitive, il Ddl prevede anche un investimento sulla formazione dei magistrati e delle forze dell’ordine: “La lotta alla violenza sulle donne deve coinvolgere il modo di concepire la relazione uomo-donna. L’obiettivo è produrre un mutamento culturale anche attraverso l’introduzione di questo delitto”, ha proseguito la Roccella.
Formazione e della Prevenzione
Anche il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha evidenziato il ruolo delle forze di polizia nella protezione delle vittime, sottolineando la crescita della formazione degli agenti e l’aumento delle cosiddette ‘stanze rosa’, luoghi dedicati all’ascolto delle donne vittime di violenza presenti nelle questure e caserme. Attualmente se ne contano 339 su tutto il territorio nazionale e il governo prevede di ampliarli ulteriormente. L’approvazione del Ddl è arrivata in un momento simbolico, alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna che si festeggia oggi, e rappresenta un segnale forte dell’impegno delle istituzioni nel contrasto alla violenza di genere. Il Premier Giorgia Meloni ha commentato con soddisfazione la misura, definendola “un passo in avanti a tutela delle donne vittime di violenza”.
Anche la Vicepresidente del Senato, Licia Ronzulli, ha espresso il suo sostegno: “Era necessario uno strumento più incisivo per contrastare la spirale sempre più drammatica di femminicidi. Con questa legge, affermiamo che il femminicidio non è un delitto come gli altri: è un attacco ai diritti fondamentali delle donne e alla nostra società”.
Ora il testo dovrà affrontare l’iter parlamentare per diventare legge, ma l’approvazione del Consiglio dei Ministri ha già sancito un importante passo in avanti.